Home - * Stampa pagina - Mercoledì, 14 Febbraio, 2007 17:35 "Centro Culturale Giovanni De Murtas"

HELMUT NEWTON (1920-2004) (Tedesco)
Di nazionalità australiana, Helmut Newton è nato a Berlino il 31 ottobre del 1920. Dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale nell’esercito australiano, nel 1957 si trasferisce a Parigi dove inizia professionalmente l’attività di fotografo. Fotografo di moda e di nudi feminili, Hamilton collabora con le più importanti riviste, fra le quali “VOGUE”, “ELLE”, “QUEEN”, “STERN”, PLAY BOY”. Dal 1981 risiede a Montecarlo. Dobbiamo riconoscere in Newton il Maestro incontestabile del “beauty”e di un erotismo personalissimo. Egli stesso dice: “Io sono superficiale, le mie imagini non sono profonde, non sono un fotografo impegnato, amo tutto ciò che è artificiale, bello, divertente. Il buon gusto è l’antimoda, l’antifoto, l’antidonna e l’antierotismo! La volgarità è vita, divertimento, voglia di reazioni estreme”. L’ambiente dominante nelle sue foto sono le spiagge alla moda, le hall e camere di grandi alberghi. Il suo erotismo è l’esaltazione della superficialità, spinta alle estreme conseguenze, ma, pur così, di grande effetto plastico. Le sue modelle sono esattamente l’opposto di quelle di Hamilton, creature delicate in immagini evanescenti queste ultime, fredde, austere, inquietanti quelle di Newton. Un grande, un unico, certamente, della fotografia erotica. Tra i suoi volumi pubblicati ricordiamo “White Women”, “Sleepless Night” e “Big Nudes”. Muore a Los Angeles, in un incidente stradale, il 23 Gennaio del 2004.
(La biografia e la galleria sono tratti dal sito http://www.ocaiw.com)
"Scattavo foto ovunque, ma non ho mai pensato che il mio lavoro fosse una forma d'arte. In ogni caso volevo prostituire questo talento che mi era stato dato" (Helmut Newton)
"In fotografia ci sono due parole volgari: la prima è arte, la seconda è buon gusto. La bellezza è intelligenza. E il fascino non ha nulla a che fare con il denaro." (Helmut Newton)
Newton affermava scherzando che a nessuno interessavano le sue fotografie di fiori..
Peonie che sfioriscono, onde che si rifrangono, statue di madonnine che emergono da piazze notturne, strade perdute che ricordano film di Lynch, colossi della campagna fiorentina, ma anche la manica lunga del Castello di Rivoli, oppure il mare al largo di Montecarlo dopo un Gran Premio, numerose vedute aeree di un viaggiatore costante…. tutto questo ci regala un’inedita prospettiva dell’autore. Accanto, per non farci dimenticare ciò che ha reso unico il suo talento , quasi sembrano staccarsi dall’immagine le labbra rosse di Monica Bellucci, i contorni curvilinei in torsione di personaggi famosi o modelle senza nome, scatti sempre trasgressivi quando non crudeli, che turbano o interrogano, come i candidi polpacci di una donna inginocchiata, o una bionda al telefono colta da una forte folata di vento. In un corridoio di passaggio uno specchio riflette una fotografia di una donna nuda allo specchio, per ripetere all’infinito il gioco voyeurista. Un’intenzione simile si ritrova nello scatto che fa il verso a Velasquez, qui il riflesso viene trasmesso da uno schermo televisivo – nella stessa sala una chaise longue simile a quella immortalata attende che qualche osservatore si segga per riposarsi – anche qui, al soffitto, un grande specchio per rimirarsi seduti – o arditamente sdraiati come la modella della foto. Ancora, scorrono visioni di due donne avvinghiate ai piedi di un albero, sex dolls scarnificate, una rossa in piedi su una sedia, oppure una bionda su un'altalena, e una coppia che quasi si fonde tra le volute nodose di una quercia, o sfondi anche metropolitani, come nel ritratto di Michael Hutchence quasi defilato per lasciar campo a due lucciole, e riprese "sul vivo" di personaggi in abiti di pelle sadomaso ad Orange County, scatti di indefinibile collocazione tra feticismo/sesso/corpo/paesaggio e dalle infinite interpretazioni personali, più o meno confessabili. (La fotografia è forse il mezzo più immediato per l’estrapolazione delle proprie manie, delle proprie perversioni – come se vedersele contornate in bianco e nero o a colori potesse dar immediato corpo ai fantasmi inespressi) .
Dalla rete:Ocaiw, vedi sopra
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